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Notizie dal mondo dei dating online in Italia

Ho scritto "t'amo" sulla rete
Boom delle agenzie online. nel 2025 il 30% delle coppie si conoscerà su Internet

Milano (08.05.2007) - Amore è guerra, si sa. Non tra uomini e donne. Ma tra chi, gli uomini e le donne, vuol farli incontrare. Non per amore della famiglia, ma per business. E il dating on line, a sorpresa, lo è diventato. Nel 2025, il 30 per cento delle coppie occidentali nascerà via Internet, assicura Daniele La Barbera, direttore della Clinica psichiatrica dell'Università di Palermo. Dal file al feeling, perché no? I siti hanno rivoluzionato gli incontri almeno quanto eBay ha rivoluzionato il mercato delle pulci. Il bello è che all'inizio, il dating era considerato soltanto un modo per generare traffico, dopo la prima, terribile, crisi del mondo web: oggi vale 520 milioni di euro in America, 234 in Europa e 10/12 in Italia.

Questo spazio, vuoto fino al 2001, è diventato improvvisamente affollato (e si capisce: la crescita è del 32 per cento l'anno). In principio, era Match/Yahoo, il primo servizio Usa orientato al general dating: chat, flirt, affair, romance. Intrattenimento, divertimento, trasgressione. Ci si vede per fare due chiacchiere, per fare sesso, andare a ballare. Match adesso è leader mondiale, quotato in Borsa. Poi è arrivato il francese Meetic (10 milioni di contatti, fatturato europeo 80 milioni di euro), diversa filosofia. Come dice Marc Simoncini, «gli americani cercano di venderti l'amore, noi ti vendiamo l'incontro e non ci importa di quello che succede dopo».

Altro successo, altra quotazione. E corsa al general dating: Supereva (Dada), Onemeet, FriendScout. Qualcuno però pensa già al dating service. Lycos, per esempio, inventa la prima stanza virtuale dove conoscersi. Nel 2001, quasi lo stesso giorno (14/15 febbraio) nascono e-Harmony, sito americano per chi cerca l'Amore (obiettivo matrimonio, perditempo e gay esclusi) e Parship, cittadinanza tedesca, che sceglie una nicchia precisa: long term relationship, in una parola, fidanzamento. Vende, non il contatto, né l'Amore, ma l'incontro selezionato con cura, le affinità elettive.

Banale? Non tanto. Parship significa un lungo test da compilare, uno psicologo che elabora il tuo profilo e un abbonamento tra i più cari sul mercato. Ma hai un coach che risponde al telefono, uno staff che pensa a te. E quando scatta il colpo di fulmine sono tutti felici. A cominciare da Costantin Wiethaus, country manager Italia di Parship, che il mese scorso ha inaugurato, con una ricerca Makno, l'Osservatorio sul mondo dei single. «Abbiamo 2 milioni 900 mila iscritti, un'età media più alta degli altri, sopra i trent'anni, e in Europa siamo leader nel segmento del dating service. Noi sperimentiamo la terza via, tra gli americani e i francesi. Seguiamo la costruzione del rapporto, andiamo il matrimonio, al battesimo dei figli».

Ma il business fa gola. Ed ecco i nuovi burattinai dell'amore, un vero exploit negli ultimi due anni: negli Usa e-Harmony genera e-Harmony Marriage, con un servizio di consulenza alle coppie e Match genera Chemistry. Da una costola di Meetic nasce Ulteem, un ex manager Parship fonda Be2. Apre i battenti l'italianissimo InLove. Oltre un centinaio di siti sono pronti a soccorrere i single che non vogliono più esserlo, un bacino potenziale di oltre un milione di persone (ricerca Makno), tecnologiche e mediamente soddisfatte, ma senza amore e disposte a cercarlo on line.

Il dating, finora, ne ha raggiunto soltanto il 28 per cento. Qual è il problema? Nessuno vuole ammettere di aver incontrato lui/lei con il dating service. La versione più comune è: «Ci scambiavamo filmati, poi abbiamo deciso di vederci». Galeotto fu il download. Suona meno bene del dantesco «galeotto fu il libro e chi lo scrisse». Ma almeno c'è il lieto fine.

Fonte: lastampa.it

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