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Confronto di portali per single e notizie attuali sul dating online - Dieci giorni di mail e ora ci sposiamo

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Notizie dal mondo dei dating online in Italia

"Dieci giorni di mail e ora ci sposiamo"
Paolo e Sabrina: colpo di fulmine al computer

Milano (12.06.2007) - Quando si sono incontrati per la prima volta, nel febbraio dello scorso anno, Paolo l'ha trovata bellissima. Aveva gli stivali, una gonna corta, un maglione morbido con il collo alto e i lunghi capelli mossi. Occhi grandi, dolci. Lei, tipa tosta, l'aveva preso in giro, gli aveva raccontato di somigliare a Rosi Bindi, di essere una specie di Ugly Betty, e non gli aveva mai mandato una foto. Quando si sono incontrati per la prima volta, Sabrina l'ha trovato divertente, con i pantaloni arancio, il giubbotto e l'aria da cuorcontento: hanno riso come matti. L'appuntamento per un caffé è durato tutto il pomeriggio, seguito da una pizza e dalla promessa di rivedersi. Presto. Prestissimo.

Adesso si sposano. Vogliono vivere insieme e avere figli. L'avrebbero già fatto se non abitassero in città diverse, separati da 200 chilometri. Paolo Vercesi e Sabrina Derossi, stessa età (36 anni) stesso tipo di lavoro (liberi professionisti, lui architetto, lei imprenditrice) stessa regione (Veneto) si sono incontrati su «Parship», sito di dating service. E nessuno dei due immaginava che avrebbe trovato, per dirla con un termine che non piace a nessuno, ma pazienza, «l'anima gemella».

Paolo: «Non è come essere presentati da un amico, a una festa o in discoteca. Vedi una ragazza, ti piace e soltanto dopo capisci se tra voi c'è affinità. Spesso non c'è. Invece, con il dating, tra e-mail e telefonate arrivi a conoscere profondamente una donna che non hai mai visto, le dici cose che non ti sogneresti di raccontare a una qualsiasi. Ricevi confidenze importanti. Perciò il primo incontro è sempre un po' strano».

Sabrina: «Io lo depistavo. Mi descrivevo esasperando le mie caratteristiche fisiche, gambe, la vita (una volta lui si è messo a ridere: ma insomma, sei un boiler?), gli dicevo cose davvero assurde. Però la situazione mi piaceva, e non mi sembrava possibile».

L’ultima spiaggia?

Paolo: «C'è questo pregiudizio, che il dating on line sia l'ultima spiaggia, roba per disperati. Che si incroci brutta gente, maniaci, serial killer, come nei film. Non è vero, soprattutto se non vai su una qualunque chat. Io mi ero iscritto a "Parship", ho compilato il test, che è molto serio, e mi sono riconosciuto abbastanza nel profilo psicologico che gli esperti hanno tracciato di me. Il database mi ha segnalato diversi nomi. Ho incontrato sei-sette donne, tutte intelligenti e interessanti, c'è stato anche un piccolo flirt. Non che avessi grandi aspettative: è difficile trovare la persona giusta nel mondo. Poi è arrivata Sabrina. Mi ha scritto. Le ho risposto d'istinto».

Sabrina: «Già ai primi contatti è scattato qualcosa. Ci siamo scambiati quasi subito gli indirizzi privati di posta elettronica e ci siamo raccontati via Internet. Ma è stato come se ci conoscessimo già, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, ci sono state due settimane di e-mail che diventavano sempre più lunghe e un mese di telefonate che duravano anche tre ore quando abbiamo deciso di incontrarci. Una situazione buffa, da "sliding doors". Una catena di coincidenze. Avevo risposto alle domande di un test sul mensile "Psychologies" e c'era un'offerta per essere inseriti quindici giorni sul sito di "Parship". Mi sono iscritta soprattutto per curiosità. Beh, il profilo di Paolo mi ha colpito, ed è l'unico che ho incontrato. A volte mi chiedo: e se non l'avessi fatto? Non avrei trovato l'amore, la persona più importante della mia vita. E per giunta, tanto simile a me. All'inizio è stato come prendere una botta in testa. Ho vissuto questa storia giorno per giorno, senza farmi domande».

Paolo: «A un certo punto abbiamo pensato: diciamo o non diciamo che ci siamo conosciuti con Parship? Gli amici-amici lo sanno. Anche i genitori. Ma c'è chi non capirebbe. Uno immagina quelle cose tristissime, le agenzie matrimoniali, la solitudine di chi non ha un compagno… C'è molta resistenza psicologica, molto imbarazzo. Invece, un sito di dating service è come un bar virtuale. Fai due chiacchiere. Esci dal tuo solito giro. La percentuale di squilibrati che puoi incontrare è più o meno la stessa che in un bar vero».

D’amore e d’accordo

Sabrina: «Ringrazio quel giornale e quel test. Sono una persona positiva, con molto senso dell'ironia, ma lui, Paolo, è nato felice, il suo ottimismo è contagioso. Ci piace stare insieme. Ridiamo, facciamo gli scemi, sdrammatizziamo tutto. Risolveremo anche il problema dei chilometri, del lavoro, delle case. Ma lo sa che in un anno e mezzo non abbiamo mai litigato? Uno così non l'avrei trovato neanche a cercarlo col lumicino»

Fonte: lastampa.it

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